Cenni biografici

Oddo nacque a Caerano
il 30 giugno
I suoi genitori Stocco Secondo e Piccolo Giuseppina avevano Sette figli: Nilo, Ado ( sindaco di Caerano dal 1914 al 1918 conosciuto come “Barbe Stocco”), Lina, Bruna, Maria, Oddo e Assunta.
Messo in collegio da bambino presso il Cavansi di Possagno continuò gli studi dai Salesiani di Mogliano Veneto. Deciso di diventare sacerdote passò 4 anni nel seminario vescovile di Treviso, dove fu ordinato sacerdote il 7 apr. 1917 da sua Ecc. mons. Longhin.
Fu mandato come cappellano in varie parrocchie della Diocesi. Svolse la sua attività a Salzano, a San Martino di Lupari e poi come parroco andò a sostituire il 4 gen. 1922 don Bruno Fraccaro A Pederobba. Nel 1931 fu trasferito a San Zenone dove continuò a prodigarsi con zelo salvando molte persone dalla barbarie tanto che in data 17 maggio 1947 la segreteria di Stato di S. Santità Pio XII lo annovera fra i suoi Camerieri Segreti Sopranummerari.
Da Caerano gli arrivano telegrammi di felicitazioni dai suoi parenti e una lettera dal parroco Don Camillo Pasin antifascista da subito e che pure ha salvato alcune persone nascondendole in canonica o facendogli trovar rifugio presso famiglie fidate sulle Rive.
Mons. Oddo muore a
San Zenone il 4 agosto 1958 da malattia, mentre il funerale fu celebrato il
6 agosto secondo le sue volontà nella Chiesa Arcipretale di Salzano ed erano
presenti da Caerano un gruppo di persone tra cui il sindaco Tiberio e il
fratello Ado.
La chiesa nella
segretezza di molte canoniche, dette corpo alla resistenza. A Bavaria del Montello prese corpo la prima direzione regionale del
“Movimento di liberazione”, a Treviso
con la preziosissima opera di don
Ferdinando Pasin, il padre delle “leghe bianche” a sostegno della
popolazione rurale, lo stesso che riesce a metter in salvo 234 ebrei.
Anche a Caerano S. Marco con don Camillo Pasin,
fratello di don Ferdinando e sul
Montello con don Carlo Davanzo che trasformò la canonica di Campigo
in un vero centro di raccolta di prigionieri alleati: questi sacerdoti erano sospettati
di proteggere a rischio della loro vita quelli che il regime
chiamava“sovversivi”, ma il popolo “patrioti”. Non si può dimenticare don Giovanni Peretti,
cappellano venticinquenne di Caerano San Marco, il quale, il 1° marzo 1945, fu
prelevato dalle SS e tradotto a Cona (Ve) dove fu torturato. L’ufficiale
nazista che lo seviziò, nei giorni della ritirata, ricorrerà al cappellano di
Caerano per supplicare disperatamente il suo aiuto. Don Giovanni, ancora con i
polsi schiacciati e bendati per le atrocità subite, si presterà per fornire un
salvacondotto del Cln al suo carnefice. Non si
possono dimenticare le canoniche di
Caerano (Brigata partigiana “Montello”) e
di Loria, di Campigo e di San Martino di Treviso, di
Fontane e di Montebelluna dove si svolgevano riunioni clandestine e notturne
dei comandanti partigiani.