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Tagli ai comuni: sindaci protestano contro i tagli
Capofila Santa Lucia di Piave e a seguire 26 comuni della provincia di Treviso, tra i quali anche Caerano ha dato la propria adesione. "Chiediamo che ci lascino usare le risorse che abbiamo in casa e che non possiamo toccare ... tutti sono minacciati se non ci sono fondi per le scuole e per i servizi, se c'è meno occupazione e meno reddito" - dice il vicesindaco di Santa Lucia Szumski - "di fronte a provvedimenti che accentuano il centralismo alla faccia del federalismo non resteremo a guardare".
Da Simonetta Rubinato
Gentili colleghi Sindaci,
desidero darvi un primo aggiornamento in merito alla manovra correttiva dei conti pubblici varata dal Governo e che sarà oggetto di discussione in Parlamento. Il provvedimento, Decreto Legge n.78 del 31.05.2010, mira a recuperare la cifra di 24,9 miliardi di euro, intervenendo in modo particolare su pubblico impiego, previdenza, enti locali e sanità.
In termini più generali, si tratta di una manovra, come io stessa ho avuto modo di spiegare (vedi l'intervento su Il Gazzettino del 4 giugno scorso), che non prevede significativi interventi strutturali per correggere gli squilibri attuali e per orientare lo sviluppo futuro. Le misure proposte dal Governo, infatti, non basteranno a far quadrare i conti pubblici dello Stato. Prepariamoci quindi ad un’altra manovra ben più severa.
Nello specifico, la manovra correttiva colpisce ancora una volta e in maniera pesante gli Enti territoriali, già duramente provati dal vigente patto di stabilità (consulta le note di lettura dell'Anci e dell'Ufficio Legislativo del Gruppo Pd al Senato). I Comuni, in particolare, pagheranno un conto salatissimo, nonostante siano l’unico comparto pubblico ad aver recuperato negli ultimi anni il proprio disavanzo, mentre i dati (vedi tabella ISTAT) confermano che ad essere fuori controllo è la spesa della Amministrazioni Centrali: il loro disavanzo passa dai 31,7 miliardi del 2007 ai 72,1 del 2010!
Tra gli Enti Locali, particolarmente penalizzati saranno anche quelli del Veneto. Le dichiarazioni ottimistiche della prima ora di esponenti veneti della maggioranza mi avevano lasciata sbigottita (vedi l'intervista pubblicata sul Corriere del Veneto il 30 maggio scorso). Le proiezioni elaborate dall’Ifel mi hanno purtroppo dato ragione: gli effetti della manovra correttiva, se non sarà profondamente rivista in Parlamento, saranno drammatici per la gran parte dei nostri Comuni e metteranno a rischio l’erogazione dei servizi ai cittadini oltre a dare un colpo mortale agli investimenti in opere pubbliche. Per effetto dell’art. 14, comma 1, i comuni devono contribuire per 1.500 milioni di euro per l’anno 2011 e 2.500 milioni di euro annui a decorr ere dall’anno 2012, attraverso la riduzione in pari misura dei trasferimenti statali correnti (comma 2), con criterio proporzionale. Queste norme avranno un effetto drammatico per i nostri Comuni, già sottodotati in termini di trasferimenti da parte dello Stato. Ma non basta: per effetto del comma 3 gli enti inadempienti al Patto, che sino ad oggi erano sanzionati con un taglio del 5% degli stessi, si vedranno tagliare i trasferimenti, nell’anno successivo, in misura pari alla differenza tra il risultato registrato e l’obiettivo programmatico predeterminato; e in caso di insufficienza, la riduzione verrà effettuata a valere anche sugli anni successivi. Considerato che gran parte dei Comuni, per effettuare i pagamenti in conto capitale non più procrastinabili saranno costretti a non rispettare il patto di stabilità, lo Stato nel giro di due/tre anni ci azzererà i trasferimenti!
Ma oltre al danno, c’è pure la beffa, visto che il comma 14 dello stesso articolo 14 costit uisce un fondo presso il Ministero dell’Economia con una dotazione annuale di 300 milioni di euro, a partire dall’anno 2011, per il Comune di Roma…
Le forti reazioni di molti sindaci, da ultimo anche della Lega, devono spingerci a fare fronte comune per ottenere dal Governo la modifica della manovra. Insieme, sindaci e parlamentari del territorio, dobbiamo far sì che la manovra diventi un primo banco di prova del federalismo. Come? Chiedendo al ministro Tremonti di passare dai tagli lineari, che colpiscono tutti indifferentemente, ai tagli federali, imponendo cioè maggiori sacrifici a quegli Enti che continuano sprecare i soldi dei cittadini. In questo modo sarebbe possibile ridurre i tagli sui nostri Comuni virtuosi, allentando i vincoli del patto di stabilità per consentirci di impiegar e le risorse, oggi bloccate dal patto di stabilità, per pagare le imprese, sostenere le famiglie in difficoltà e realizzare quegli investimenti di cui il territorio ha estremo bisogno per uscire dalla crisi. E il Governo non se la può cavare dicendoci che non ha dati sufficienti per distribuire in modo più equo i sacrifici.
Credo che tutto voi condividiate che si tratta di una giusta battaglia a difesa degli interessi dei nostri cittadini e per il futuro del nostro territorio.
Segnalo infine il contenuto dell’art. 18 in materia di partecipazione da parte dei Comuni all’attività di accertamento fiscale e contributivo, che impone loro di istituire il Consiglio Tributario comunale con il fine di collaborare con l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanzia e l’Inps, per segnalare elementi utili inerenti le dichiarazioni presentate dai contribuenti aventi domicilio fiscale nel comune. E impone inoltre di comunicare all’Agenzia delle Entrate, entro 60 giorni dalla segnalazione ricevuta dalla stessa, ogni elemento in possesso dell’Amministrazione Comunale utile alla determinazione del reddito complessivo, prima dell’emissione dell’avviso di accertamento dell’Agenzia nei confronti dei contribuenti.
Insomma, il Governo ha fatto bella figura con i cittadini togliendo l’Ici sulla prima casa. Ora, con le nuove norme sul patto di stabilità, in un colpo solo si libera non solo dall’obbligo di rimborsare l’Ici, ma anche di effettuare i trasferimenti statali sin qui erogati, imponendo ai Sindaci di recuperare questi mancati introiti facendo gli sceriffi di Nottingham!
Anche sotto questo profilo il disegno politico sotteso alla manovra è inaccettabile ed è l’esatto contrario del disegno federalista contenuto nella nostra Costituzione, che all’art. 5 impone alla Repubblica di riconoscere e promuovere le autonomie locali. Dal nostro territorio deve alzarsi la più ferma e unitaria opposizione.
Mi riservo di inviarvi prossimamente ulteriori approfondimenti e resto in attesa di eventuali vostre comunicazioni ed indicazioni in merito.
Cordiali saluti
Simonetta Rubinato
PROPOSTA DI LAURA PUPPATO CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
NONA LEGISLATURA
RISOLUZIONE
GARANTIRE IL TEMPO PIENO AGLI ALUNNI DELLE SCUOLE VENETE.
presentata il 31 maggio 2010 dai Consiglieri Puppato, Causin, Fasoli, Azzalin, Berlato Sella, Bonfante, Bortoli, Bottacin, Fracasso, Pigozzo, Reolon, Ruzzante, Sinigaglia e Tiozzo
Premesso che:
- la nota esplicativa, emanata dall'Ufficio scolastico regionale, relativa alla circolare ministeriale n. 37 del 13 aprile 2010, “Organico di diritto personale docente a.s. 2010/2011 - Assegnazione contingente ed Indicazioni Operative”, evidenzia i consistenti tagli di organico che riguardano in particolar modo la scuola primaria;
- il contingente di insegnanti assegnati in organico di diritto verrà ridimensionato, solo nel 2010, di 652 unità (a cui si aggiungeranno i tagli del 2011 e del 2012), a fronte di un consistente incremento delle iscrizioni; i tagli si traducono in 53 insegnanti in meno per Belluno, 113 in meno per Padova, 27 in meno per Rovigo, 135 in meno per Treviso, 69 in meno per Venezia, 123 in meno per Verona e 132 in meno per Vicenza;
- nella suddetta circolare si palesa l'impossibilità di far fronte a tutte le richieste di "tempo pieno" vista la “consistente riduzione del personale assegnato dal MIUR alla scuola primaria" e il generico impegno a "tenere in particolare considerazione le richieste avanzate dalle scuole di conservare l'attuale offerta formativa, simile al tempo pieno, che prevede un orario da 35 a 37 ore settimanali” con i rientri pomeridiani.
Considerato che:
- di fronte alla preoccupazione del mondo della scuola e delle famiglie per l'impatto del decreto di riforma che prevede un risparmio di spesa di circa 8 miliardi di euro in tre anni, i Ministri Gelmini e Tremonti si sono affrettati, a più riprese, a rassicurare la popolazione rispetto alla possibilità di garantire tutte le richieste di tempo pieno;
- nel Veneto, complessivamente, le nuove richieste di tempo pieno riguardano 378 classi. Nonostante i drastici tagli di personale docente si riuscirebbe comunque a far fronte alla richiesta di tempo pieno per 115 classi, in conseguenza dell’eliminazione della compresenza prevista dalla riforma Gelmini. Resterebbero comunque insoddisfatte le richieste per altre 263 classi a tempo pieno; nella migliore delle ipotesi potrebbero perciò rimanere inevase richieste di tempo pieno per oltre 5.000 bambini, appartenenti a famiglie che hanno scelto questa opzione quasi sempre per necessità, essendo lavoratori entrambi i genitori;
- nonostante il tasso di occupazione femminile in Italia sia tra i più bassi in Europa, dai primi anni ’90 ad oggi il numero di donne occupate è sensibilmente aumentato; rispetto 15 anni fa lavorano 1 milione e 800 mila donne in più, di cui 1.574.000 residenti al Centro-Nord, con un tasso di occupazione femminile più alto nel Nord-Est (56,9%), rispetto al Nord-Ovest (55,8%) e al meridione (30,8%).
Tutto ciò premesso il Consiglio regionale
impegna la Giunta regionale
- ad attivarsi presso il Ministero dell’Istruzione per far comprendere la peculiarità della comunità e della scuola veneta, dove l'incremento delle iscrizioni alla scuola primaria, l'elevata presenza di figli di immigrati che lavorano e risiedono in Veneto e l'organizzazione familiare legata a un elevato tasso di occupazione maschile e femminile, richiede una particolare attenzione e necessita di un adeguato investimento;
- a porre rimedio alla pesantissima politica di tagli messa in atto dal Governo mettendo immediatamente a disposizione 7 milioni di euro, da destinare all’Ufficio Scolastico regionale per il reclutamento del personale docente necessario a garantire il tempo pieno a tutti gli alunni delle scuole venete.
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