|
65° anniversario della Liberazione
25 aprile 1945 - 25 aprile 2010.



DISCORSO PRONUNCIATO DAVANTI AL MONUMENTO AI CADUTI IL 25 APRILE 2010, IN OCCASIONE DEL 65° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
Un caro saluto a tutti i cittadini presenti, a tutte le associazioni d’arma , un saluto particolare a MASON ERMINIO, al quale verrà consegnato un piccolo riconoscimento da parte della nostra comunità, un caro saluto anche a coloro che portano con sé il ricordo del 25 aprile di 65 anni fa, perché presenti a quell’evento, a tutti coloro che hanno vissuto i tragici momenti della guerra, della deportazione nei campi di concentramento o che hanno partecipato – da partigiani – alla Resistenza.
Resistenza è una parola un po’ scomoda, che molti politici di oggi ritengono ormai ”fuori moda”, da mettere nel cassetto, a causa di una certa tendenza revisionista della storia che mette tutti gli attori sullo stesso piano, come in un teatro: partigiani e fascisti, buoni e cattivi, vittime e carnefici.
Il 25 aprile rappresenta comunque una ricorrenza importante per la nostra Comunità, perchè nella stessa data si celebra il Santo Patrono: S. Marco e la Festa della Liberazione.
In questa data Caerano ritrova quindi le sue radici: quelle religiose e quelle civili, che sono peraltro indissolubilmente legate le une alle altre, in quanto la base del nostro modo di essere deriva dalla cultura cristiana e dai principi di libertà, democrazia, giustizia e pace sanciti dalla nostra Costituzione Repubblicana dell’immediato dopoguerra.
Nella nostra società di oggi si richiamano spesso le radici: si parla di quelle:
- giudaico cristiane,
- della civiltà contadina,
- della cultura tramandata dalla gloriosa Repubblica di Venezia,
- industriose e operose del popolo veneto.
Questo bisogno continuo di richiamo alla nostra storia, a quello che siamo stati, cosa sta a significare:
- che la nostra società non è più in grado di riconoscere nelle radici i propri valori di riferimento, perché presi dall’affanno della corsa e della rincorsa verso cose spesso futili ed inutili, da perdere di vista quelle invece essenziali e di valore?
- che diamo per scontato e per acquisito tutto quello che abbiamo, da dimenticarci che le mete raggiunte hanno richiesto dei costi e sacrifici enormi, a volte anche umani, come il monumento lo sta a testimoniare?
- che viviamo una realtà edulcorata dal benessere che ha annebbiato la nostra coscienza, il nostro senso critico, la nostra capacità di giudizio, da non saper più riconoscere le nostre origini, i punti fermi che hanno costituito la base valoriale della gente veneta?
- che viviamo spesso in una realtà virtuale nella quale sono cambiati i valori di riferimento come la famiglia, il senso della responsabilità personale e sociale, sostituiti dai nuovi modelli proposti dagli uomini e donne dei reality show televisivi?
La risposta è che stiamo vivendo una fase di trasformazione unica e tumultuosa (decadenza o rinascita), che tocca l’economia, la morale, la cultura ed il futuro non è per niente certo.
Siamo in una fase della storia umana in cui mai come in questo momento tutte le aree del pianeta sono completamente interconnesse tra loro, con mezzi di trasporto, linee telefoniche e satellitari, internet.
Mai come in questo momento il credo politico e religioso, radicato in culture che si sono sedimentate in secoli o millenni, è scosso dalle fondamenta e trova qualche difficoltà a rappresentare una guida sicura per tutto il popolo umano.
Mai come in questo momento viviamo a contatto con una pluralità di culture che stentano a trovare una sintesi, degli elementi di identità tra loro, che non siano quelli proposti dalla cultura consumistica, con i grandi centri commerciali, diventati le nuove piazze o chiese ed una pluralità di prodotti da acquistare e consumare.
Mai come in questo momento la scienza sta trasformando la vita umana e potrebbe essere in grado di liberare l’uomo da molti vincoli ( le malattie, la fame), come essere causa della sua fine.
Rispetto a queste mutazioni sociali, che sono state velocissime, cerchiamo di soddisfare il nostro bisogno di sicurezza e di certezze esasperando il concetto di “avere”, che accresce il nostro individualismo ed egoismo, certi comportamenti di chiusura, di ripiegamento nel privato, che ci portano spesso a identificare negli altri la causa dei nostri mali, rispetto ad un concetto di “essere” che implica lo sviluppo delle nostre capacità, delle nostre conoscenze e del nostro impegno, personale o di gruppo, con l’obiettivo di far progredire oltre a noi stessi anche l’intera società umana.
Siamo smarriti, abbiamo difficoltà a interpretare, a capire le conseguenze delle trasformazioni sociali in atto e quindi per ritrovare noi stessi, cerchiamo di esorcizzare il presente trovando rifugio nei fasti del passato, nei momenti “epici” della nostra storia, che finiamo spesso per mitizzare, dimenticando che è stata anche costellata da tanta povertà, sottomissione, sfruttamento, che avevano portato il nostro popolo veneto ad emigrare in tutto il mondo per trovare un futuro migliore.
Vi chiederete cosa c’entra tutto questo che ho appena detto, qui davanti al monumento ai caduti, nella celebrazione dell’Anniversario della Liberazione, di quel 25 aprile 1945, che rappresentò un giorno di gioia, l’inizio di un grande periodo di sviluppo economico-sociale ed ideale, dopo tanta angoscia, morte, distruzione portate dalla guerra e dai totalitarismi: il fascismo ed il nazismo.
Vedete, la Resistenza ha rappresentato l’opposizione militare e politica contro l’invasione dell’Italia da parte della Germania nazista che aveva trovato il supporto della Repubblica Sociale italiana, da parte di liberi individui, partiti e movimenti organizzati in formazione partigiane, che pur di opposti orientamenti politici riuscirono a ritrovare l’impegno unitario nel comune obiettivo di sconfiggere la barbarie. Sconfissero l’idea perpetrata dai regimi totalitari, che tendeva non solo a controllare politicamente e militarmente la vita di un popolo, ma anche quello di portarlo a ragionare, pensare, agire, organizzare secondo le logiche del gruppo, del movimento o del partito egemone, attraverso l’orientamento della vita delle persone in tutti gli ambiti, imponendo le proprie forme di organizzazione, incutendo terrore e sterminando fisicamente e sistematicamente gli avversari.
La Resistenza sta a significare che l’uomo nonostante le difficoltà di ogni genere che può trovare sul suo cammino è sempre in grado di ritrovare la strada che lo conduce verso nuove mete, anche spirituali e verso un miglioramento del proprio status.
La ricostruzione delle città e delle coscienze, avvenuta in Europa dopo il secondo grande conflitto mondiale, lo sta a dimostrare.
Ogni periodo storico, anche se in forma diversa, presenta però delle nuove sfide. Quelle di oggi sono identificabili:
- nella distribuzione equa della ricchezza,
- nell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali,
- nella ricerca di un dialogo fra popoli e religioni,
- nello sviluppo etico della bioingegneria,
- nella libertà dei mezzi d’informazione.
Se vogliamo evitare l’insorgere di fenomeni politici e sociali che utilizzano la coercizione come strumento di alienazione dei popoli e che rappresentano, come il fascismo ed il nazismo il fallimento dell’uomo, della sua capacità di risolvere in modo pacifico, razionale e solidaristico, i problemi che ha di fronte, tutti noi, il nostro Paese: l’Italia, abbiamo l’obbligo di ritrovare lo spirito della Resistenza, che consiste nel risvegliare le nostre coscienze ed ancorarle ai valori di libertà, di giustizia, di pace, di progresso sostenibile, di condivisione, di responsabilizzazione sociale.
Questi valori rappresentano le veri nostre radici, che possono far rigermogliare una società nuova, più giusta ed in grado di superare le paure e le continue sfide che l’umanità volente o nolente dovrà – comunque - sempre incontrare sul suo cammino.
W la resistenza, W l’Italia.
ANGELO CECCATO
Sindaco del Comune di Caerano di San Marco
|